Negli ultimi tempi, sono pervenute presso la Stazione Sperimentale diverse richieste di chiarimento rispetto alla definizione di pellame Metal Free ed al confronto di risultati effettuati da diversi laboratori e recanti notevoli differenze nel contenuto di Alluminio e Titanio.

La definizione di pellame Metal-free è riportata nel punto 4.2.2.3 della norma UNI EN 15987:2015 recante Definizioni chiave per il commercio del cuoio; essa prevede che la concentrazione totale, quindi la somma delle concentrazioni di tutti i metalli concianti, quindi di Alluminio, Cromo, Ferro, Titanio e Zirconio, deve essere rilevata minore o uguale allo 0,1%, ovvero a 1.000 mg/Kg, espresso come peso sulla sostanza secca.

 

Ciò implica, in primis, che, nell’effettuare indagini analitiche finalizzate a verificare se un pellame sia o meno definibile quale Metal-free, è necessario procedere a determinare sia il contenuto di metalli concianti che l’umidità, al fine di poter calcolare la concentrazione secondo quanto richiesto dalla norma. A tal riguardo, si sottolinea la necessità di verificare che nel Rapporto di Prova emesso dal Laboratorio, i risultati siano riportati in termini di peso sulla sostanza secca, ma in tal senso aiuta la norma ufficiale per la determinazione del contenuto di metalli nel cuoio, UNI EN ISO 17072-2:2019, che stabilisce che i risultati del contenuto di metalli siano espressi unicamente in termini di concentrazione sulla sostanza secca. 

 

Non mancano tuttavia criticità applicative riconducibili al metodo di prova. Difatti il metodo, pur descrivendo le diverse opportunità di preparazione della soluzione analitica, quali la mineralizzazione acida in Kjeldhal o assistita da microonde (MAD) e le diverse tecniche strumentali per la rilevazione dei metalli, non stabilisce condizioni prescrittive atte a garantire la completa mineralizzazione del campione di pelle sottoposto ad indagine, cioè la completa solubilizzazione delle specie metalliche nella stessa soluzione analitica. Infatti, è stato verificato che, al fine di garantire che si determini il contenuto totale di Alluminio e Titanio nella pelle, risulta necessario utilizzare, in fase di mineralizzazione acida, anche assistita da microonde, unaliquota di acido fluoridrico (HF). In caso contrario, la maggior parte degli analiti rimane come solido all’interno della soluzione, quindi non rilevabile dalle tecniche strumentali, e pertanto la concentrazione dell’Alluminio e del Titanio risulterà sottostimata, con il rischio di definire erroneamente un pellame quale Metal-free. 

 

L’uso di acido fluoridrico comporta, dal punto di vista dei Laboratori di Prova, la necessità di utilizzare sia materiali che apparecchiature analitiche che siano inerti verso tale sostanza. 

Attualmente è in corso la revisione della norma UNI EN ISO 17072-2:2019, affinché sia gestita tale mancanza, ma ad oggi, anche quando ci si rivolga a Laboratori accreditati per tale prova per determinare i metalli concianti, o comunque Alluminio e/o Titanio, all’interno di una pelle, non vi è certezza che sia utilizzato tale accorgimento, e pertanto si suggerisce, di richiedere che la mineralizzazione sia effettuata con l’utilizzo di acido fluoridrico. 

 

Presso il Laboratori della Stazione Sperimentale tale pratica è stata implementata già da diversi anni, ed inoltre è ancora in essere un’azione conoscitiva del Mercato relativa all’attuale offerta di pellami preparati con procedure di concia esenti da metallifinalizzata a monitorare se i prodotti attualmente preparati con tali tecnologie, rispondano, nei fatti, alle prescrizioni previste dalla normativa tecnica; nell’ambito di tale iniziativa, le imprese interessate possono ottenere la determinazione dei metalli concianti ed il conseguente parere rispetto alla norma UNI EN 15987:2015, a condizioni particolarmente vantaggiose. Per ulteriori informazioni si può fare riferimento al seguente link: https://dev.ssip.it/programma-speciale-metal-free/. 

 

 

Articolo a cura di Gianluigi Calvanese

Responsabile Area Laboratori e Servizi alle Imprese

 

 

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